Friuli cuisine is part of the italian cuisine served in Zero Sei restaurant in Valletta
La cucina friulana
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The original coda alla vaccinara is cooked at ZeroSei, roman trattoria in Malta
La coda alla vaccinara
November 19, 2017
How the wine from the Middle Ages came to the ZeroSei restaurant in Malta

Image of the post in news section of ZeroSei, the first Roman restaurant in Malta

Se durante l’epoca democratica ed imperiale il vino era ampiamente prodotto e consumato, le cose cambiarono con la fine dell’Impero Romano.

 

La crisi della viticoltura

 

Con la caduta di Roma e i conseguenti problemi socio-politici, la produzione del vino diminuì drasticamente. L’età tardoantica fu un periodo di invasioni, di saccheggi e di impoverimento generale della popolazione; le campagne non erano più un luogo sicuro e gli abitanti si rifugiarono nelle città o a ridosso di esse. Di conseguenza, molte coltivazioni vennero abbandonate e nuovi campi sorsero in prossimità delle mura, unica salvezza in caso di incursioni o razzie. Ovviamente, in una situazione così incerta e difficile, venivano coltivati solo beni di importanza primaria per il sostentamento delle famiglie e le viti, come è facile immaginare, non erano tra questi.

 

Vino e religione

 

Tuttavia, un elemento in particolare ha fatto sì che la tradizione vinicola fosse mantenuta vita: la religione. Il vino fa parte della liturgia cristiana che proprio in questi anni difficili iniziò ad espandersi in tutta Europa, fino a raggiungerne i confini.  Di conseguenza, c’era bisogno di più vino per poter celebrare la messa.

All’interno delle mura dei monasteri, quindi, si coltivavano le viti e si produceva vino, destinato all’uso liturgico e personale; i monaci quindi tennero in vita tradizioni e tecniche che altrimenti sarebbero andate perdute.

 

La sicurezza politica e la rinascita del vino

 

Tra il VII e il IX secolo, una volta stabilizzata la situazione politica, si diffuse un nuovo senso di sicurezza tra la popolazione e la viticoltura riprese vigore. I maggiori centri di produzione si diffusero nei pressi di città o conventi, ma soprattutto in prossimità dei principali poli commerciali, di modo che la vendita e il trasporto fossero più agevoli.  

Anche Carlo Magno contribuì a questa spinta produttiva emanando leggi, alcune delle quali molto rigorose; tra queste, una prevede che i viticoltori possano segnalare la vendita del vino ai passanti mettendo una fascia sopra l’ingresso della cantina.

Ovviamente, la maggior parte della produzione vinicola era sempre in mano ai ceti monastici.

 

Tipologie di vini nel Medioevo

 

Nel periodo medievale il vino bianco era ritenuto un vino nobile e puro, in quanto la tecnica di produzione era molto elaborata e prevedeva una selezione rigorosa dell’uva; il vino rosso, invece, aveva un valore più simbolico in quanto legato alla liturgia cristiana.

Con l’aumento della produzione vinicola si svilupparono di conseguenza diverse qualità di vino: il vino puro – sia rosso che bianco -, esclusiva dei ceti più ricchi, vinelli, mezzi vinelli e acquati. La qualità ovviamente scendeva e gli ultimi elencati erano prodotti spremendo le vinacce ed aggiungendo acqua; questi vini erano consumati dalle fasce meno abbienti della popolazione.

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